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Il futuro dell’Appennino emiliano-romagnolo in un confronto tra imprese agricole, istituzioni, enti locali

A Pavullo le analisi, le buone pratiche e le proposte emerse definiscono l’agricoltura come primo tassello e cardine diffuso per contrastare lo spopolamento e il dissesto idrogeologico

Non sussidi di consolazione o interventi puramente assistenziali, ma strumenti concreti per permettere alle imprese delle zone montane e collinari di competere. È questo il messaggio lanciato da Cia-Agricoltori Italiani durante la settima tappa del roadshow nazionale “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle aree interne”, svoltasi al Teatro Mac Mazzieri di Pavullo nel Frignano. L’iniziativa, finanziata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, ha visto la partecipazione di oltre 400 agricoltori da tutta l’Emilia-Romagna, oltre a rappresentanti delle istituzioni regionali e locali.

Le aree interne costituiscono circa il 60% della superficie nazionale, ospitano 13 milioni di abitanti e concentrano il 56% della superficie agricola e il 73% del patrimonio forestale. In Emilia-Romagna la montagna rappresenta circa il 25% del territorio, quota che sale al 35-40% considerando anche le zone collinari. Cia ha ribadito la necessità di garantire il “diritto a restare”, riconoscendo agli agricoltori il ruolo fondamentale di presidio del territorio. Le proposte raccolte durante il tour confluiranno nel Manifesto delle Aree Interne, che sarà presentato a Roma il 30 novembre.

Durante l’incontro sono emersi contributi del mondo politico e associativo sul futuro del settore. Ne riportiamo alcuni.

Alessio Mammi (Assessore regionale all’Agricoltura) ha evidenziato l’importanza di finanziare la manutenzione territoriale svolta dalle aziende agricoli e promuovere il ricambio generazionale mentre Matteo Pagliarani, presidente nazionale Agia (associazione dei giovani imprenditori agricoli) ha proposto l’istituzione di contratti formali per gli agricoltori quali “custodi del territorio”, trasformando le aziende in hub di servizi agroambientali e climatici, riconoscendo il loro contributo alla collettività. L’assessore regionale alla Montagna Davide Baruffi ha definito le aree interne una risorsa strategica prioritaria. Gianna Bottazzi, presidente di Donne in Campo Emilia-Romagna (associazione di imprenditrici agricole) ha evidenziato il ruolo cruciale dell’imprenditoria femminile, richiamando la necessità di infrastrutture di connessione, viabilità sicura e servizi alle famiglie.

Tra le numerose testimonianze degli agricoltori, anche quella di Romina Tedaldi, dell’agriturismo Cà Martino di Premilcuore (FC) e presidente territoriale Cia Romagna per la zona di Forlì. La Tedaldi ha evidenziato il valore delle imprese agricole e agrituristiche nella promozione del territorio, nella tutela del paesaggio e nella costruzione di nuove opportunità di lavoro, capaci di tenere insieme attività economiche, accoglienza e identità locale.

Le conclusioni sono state affidate a Cristiano Fini, presidente Cia nazionale, il quale ha sottolineato il paradosso delle città sovraffollate a fronte dello spopolamento rurale, rimarcando che “la pianura si salva soltanto se si salvaguarda la montagna”. Se finora il sistema ha continuato ad arretrare, significa che le soluzioni individuate non sono state seguite da azioni conseguenti. Per invertire la rotta, Cia rivolge al Governo e alle Regioni precise richieste: progetti concreti e immediatamente realizzabili, a partire dai servizi essenziali come infrastrutture; potenziamento di welfare, sanità e scuola. Al contempo, vanno attuate politiche per la manutenzione del territorio: la mancanza di interventi e l’approccio ideologico degli ultimi anni, ha affermato Fini, hanno generato danni ingenti che dall’Appennino si sono poi riversati fino in pianura. Servono misure fiscali ad hoc e semplificazione burocratica per premiare il ruolo ambientale degli agricoltori e di sostegno agli enti locali per la gestione dei servizi nei Comuni più piccoli.

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Link al servizio del TgR delle 19.30

“Territori che rigenerano”: Cia Romagna il 23 ottobre sar​à presente alla tappa di Pavullo per il Manifesto delle Aree Interne

Un percorso in dieci tappe da Nord a Sud per costruire il Manifesto delle Aree Interne: è l’obiettivo di “Territori che rigenerano”, il progetto di Cia-Agricoltori Italiani finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.

Il diritto a restare è una priorità democratica. Il roadshow  in dieci tappe di Cia-Agricoltori Italiani “Territori che rigenerano” fa tappa in Emilia-Romagna, a Pavullo nel Frignano (Modena), venerdì 23 ottobre dalle 9. Un confronto con istituzioni ed enti locali, aziende agricole, mondo della ricerca e stakeholder, per raccogliere esperienze e buone pratiche e trasformarle in proposte concrete per il rilancio delle aree interne. 
L’obiettivo è collegare le politiche pubbliche alle esperienze d’impresa, raccogliendo proposte per il Manifesto delle Aree Interne. Il confronto si articolerà in tre tavoli. Il primo guarda all’agricoltura come infrastruttura pubblica: presidio e manutenzione del territorio, gestione dell’acqua, prevenzione del dissesto, servizi ecosistemici. Il secondo è dedicato alle filiere territoriali e al valore aggiunto, dalla redditività delle imprese alle produzioni di qualità, dalla trasformazione all’agriturismo. Il terzo riguarda giovani, capitale umano e ricambio generazionale, e con essi la possibilità di abitare le aree interne con servizi, welfare e qualità della vita adeguati.
Cia definisce chiaramente il nuovo ruolo dell’agricoltore, che rappresenta anche un puntuale presidio idrogeologico perché le aziende agricole mantengono attivi il drenaggio delle acque e la manutenzione del suolo, prevenendo dissesto e incendi. La Confederazione ha portato le istanze delle aree interne sia al Masaf, sia in sede comunitaria per la definizione di una strategia europea coordinata di sviluppo rurale.

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“Chiediamo prezzi equi per chi produce e per chi consuma. Difendere l’agricoltura significa difendere tutti”, Cia Romagna al presidio a Montecitorio

Il presidio di Cia – Agricoltori Italiani a Montecitorio andrà avanti fino al 22 ottobre: “Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma. Perché difendere l’agricoltura significa difendere tutti”

Il presidio di Cia – Agricoltori Italiani a Montecitorio andrà avanti fino al 22 ottobre: “Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma. Perché difendere l’agricoltura significa difendere tutti”

A settembre l’inflazione è salita al 4,2%, ai massimi da tre anni, e gli italiani hanno dovuto fare i conti con un balzo del 5,5% dei prezzi degli alimentari freschi rispetto allo stesso periodo del 2025.

Nel frattempo, i prezzi riconosciuti agli agricoltori per i prodotti all’origine sono crollati: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -30% per le susine, -25% per albicocche e uva da tavola, -24% per il latte spot, -22% per pesche e pere, -15% per le mele e -5% per il pollo. Mentre ad esempio il costo del gasolio impenna del 40%. Una dinamica che evidenzia le forti criticità nella distribuzione del valore e che scarica il peso degli squilibri di mercato in particolare su agricoltori e cittadini.

Per Cia è necessario costruire un’alleanza strategica tra tutti gli attori della filiera, capace di contrastare i fenomeni speculativi e promuovere politiche efficaci per sostenere il reddito delle imprese agricole e la tenuta sociale del Paese. La questione riguarda l’intero sistema agroalimentare: garantire condizioni economiche sostenibili a chi produce significa anche tutelare il diritto dei cittadini a un’alimentazione sana, equa e accessibile, riconoscendo al contempo il valore e la dignità del lavoro agricolo.

Nell’ambito della mobilitazione, Cia-Agricoltori Italiani avanza una serie di richieste prioritarie alle istituzioni:

  • Rifinanziare il credito d’imposta sul gasolio agricolo, il cui sostegno risulta fermo a maggio, per contenere l’impatto dei costi energetici sulle imprese.
  • Estendere l’utilizzo delle risorse già stanziate per i fertilizzanti anche alla copertura degli altri rincari dei mezzi tecnici e dei costi di produzione.
  • Rifinanziare Agricoltura 4.0, per sostenere gli investimenti, l’innovazione e la competitività delle aziende agricole.
  • Garantire reciprocità negli scambi commerciali, attraverso regole e standard equivalenti per i prodotti che entrano nei mercati europei. Non si tratta di introdurre misure protezionistiche, ma di assicurare condizioni di concorrenza eque, tutelando il lavoro degli agricoltori e garantendo ai consumatori trasparenza e sicurezza.

Cia non chiede privilegi, ma condizioni che consentano a chi produce di lavorare e investire, mettendo mano alle distorsioni della filiera. Chiede che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma. Perché difendere l’agricoltura significa difendere tutti.

Anche Cia Romagna a Montecitorio

I conti non tornano. Tutto a carico di agricoltori e cittadini. Una delegazione di Cia Romagna il 14 ottobre a Montecitorio al presidio nazionale organizzato da Cia – Agricoltori Italiani

I conti non tornano. È tutto a carico di agricoltori e cittadini, dal campo allo scaffale.

Per questo Cia-Agricoltori Italiani scende di nuovo in piazza, dal 13 al 14 e dal 20 al 22 ottobre, con la mobilitazione nazionale davanti a Montecitorio.

In programma cinque giornate di presidio con centinaia di produttori in arrivo da tutta Italia.

La delegazione di Cia Romagna sarà presente nella giornata di mercoledì 14 ottobre.

Al centro, la battaglia collettiva contro il prezzo di una crisi che sta colpendo gli anelli più deboli della filiera: dal caro energia e carburante al carello della spesa, a un’Europa che penalizza la Pac e con essa non solo il lavoro nei campi, ma anche la tenuta ambientale, economica e sociale di interi territori e comunità, la sicurezza alimentare dell’Unione e la distintività agricola e agroalimentare delle sue aree interne.

Questa è stata una stagione cruciale per il settore agricolo, ora in una fase di attesa, ma anche di riflessione e pianificazione per il futuro. “Il valore riconosciuto ai prodotti agricoli all’origine diminuisce, mentre i costi di produzione restano elevati e, in alcuni casi, continuano ad aumentare – sottolinea Lorenzo Falcioni, presidente di Cia Romagna – Le imprese agricole sono chiamate a investire sempre di più per affrontare le conseguenze di un cambiamento climatico che rende sempre più frequenti eventi estremi e difficoltà produttive: dagli impianti antigrandine ai sistemi irrigui più efficienti, dalla gestione della risorsa idrica al rinnovo degli impianti e all’introduzione di tecnologie per l’agricoltura di precisione. A tutto questo si sommano i rincari che gravano ormai da tempo sulle aziende. Il prezzo riconosciuto agli agricoltori non riflette i costi e il lavoro necessari per produrre, mentre lungo la filiera il prezzo dello stesso prodotto può aumentare fino a quattro volte, con ricadute dirette sui cittadini. È una distorsione che penalizza sia chi produce sia chi acquista e non è più accettabile, richiede risposte concrete”.

IL CALENDARIO GIORNALIERO DEI PRESIDI CIA: 13 ottobre | ore 15:00–18:00; 14 ottobre | ore 10:00–13:00; 20 ottobre | ore 15:00–18:00; 21 ottobre | ore 10:00–13:00; 22 ottobre | ore 15:00–18:00.

Cambio di un vicepresidente in Cia Romagna Debora Peruzzi prende il testimone da Matteo Pagliarani

Debora Peruzzi, 36 anni, titolare dell’omonima azienda agricola e dell’agriturismo La Sequoia a Sant’Agata Feltria, in alta Valmarecchia, è la nuova vicepresidente di Cia Romagna. Il Consiglio direttivo dell’associazione ha ufficializzato il passaggio di testimone con Matteo Pagliarani, recentemente eletto alla presidenza di Agia Nazionale, l’associazione dei giovani agricoltori di Cia. 

Peruzzi, presidente territoriale di Novafeltria-Alta Val Savio e già componente del comitato esecutivo di Cia Romagna nel precedente mandato, affiancherà il presidente Lorenzo Falcioni e il vicepresidente vicario Andrea Graziani con l’obiettivo di mettere a disposizione dell’associazione l’esperienza maturata e ampliare il proprio sguardo sulle diverse realtà agricole del territorio.

“Ringrazio per la fiducia – sottolinea Debora Peruzzi – e considero un privilegio l’opportunità di confrontarmi con realtà e competenze che mi permettono di conoscere meglio un mondo estremamente vasto. Continuerò a impegnarmi con determinazione per la mia zona, e da oggi lo farò anche guardando alla Romagna, con la volontà di ascoltare, comprendere e portare avanti le istanze del territorio e degli agricoltori, che meritano attenzione e impegno”.

Un pensiero particolare è dedicato al presidente Falcioni. “Lo ringrazio per avere formulato questa proposta con grande delicatezza in un momento in cui il mondo sembra dire che le donne devono arretrare. È una scelta che arriva in una fase non facile, caratterizzata da profondi cambiamenti climatici, geopolitici, economici e sociali, che richiedono responsabilità, capacità di ascolto e attenzione concreta ai territori”.

Peruzzi sottolinea inoltre il valore del lavoro svolto dalla rappresentanza agricola. “Ringrazio Danilo Misirocchi, perché attraverso questo percorso ho scoperto realtà e aspetti di cui spesso si parla poco e che, soprattutto per i più giovani, richiedono tempo e occasioni per essere conosciuti e compresi. È importante valorizzare il lavoro realizzato dalle associazioni di rappresentanza e da tutti coloro che ogni giorno contribuiscono a costruire questo sistema”.

Un’estate difficile tra clima, prezzi all’origine e costi di produzione

Il valore riconosciuto al produttore diminuisce, i costi per produrre no e nemmeno i prezzi al consumo

È stata un’estate difficile per l’agricoltura, stretta tra incertezze geopolitiche e un andamento climatico sempre più impattante. Temperature estreme, caldo prolungato, siccità e stress idrico, grandinate, vento forte e fenomeni improvvisi e violenti, hanno avuto importanti conseguenze su coltivazioni, allevamenti e strutture.  Gli effetti di questa estate continueranno a incidere sul settore, e capiremo meglio quanto e come nei prossimi mesi.

Rese inferiori alle attese, calibri più piccoli, raccolte anticipate e scarsità di alcune produzioni orticole hanno complicato ulteriormente una situazione già segnata da anni di crisi. A livello nazionale il conto dei danni è stimato in circa 2 miliardi di euro.

Cia è impegnata su vari tavoli di confronto istituzionali a tutti i livelli. “Lo abbiamo già detto: non si può più intervenire solo sull’emergenza o limitarsi a misure regionali o nazionali – sottolinea il presidente di Cia Romagna Lorenzo Falcioni – Serve una strategia europea che metta al centro della prossima Pac l’adattamento climatico, con risorse più flessibili, strumenti di gestione del rischio più rapidi e più efficaci e investimenti strutturali in ricerca, varietà resilienti, irrigazione e gestione delle risorse idriche. È una necessità che riguarda tutta l’agricoltura, per questo serve un’azione incisiva a livello europeo”.

A pesare ancora di più sul settore il livello dei prezzi all’origine. Per molte produzioni ortofrutticole le quotazioni riconosciute ai produttori sono spesso tra 50 e 70 centesimi al chilo per la frutta. I listini della Camera di commercio della Romagna, già a luglio, indicavano 50-60 centesimi per alcune nettarine bianche e 60-70 centesimi per alcune pesche gialle. Senza dimenticare la questione del grano, con prezzi all’origine sotto i costi minimi di produzione (20 centesimi al chilo/20 euro al quintale).

La riduzione delle rese rende ancora più pesante il rapporto tra ricavi e costi. Prendiamo la situazione del 2025, per fare un esempio. Per le pesche comuni nell’area di Forlì e Ravenna, Ismea ha stimato nel 2025 un costo medio di 16.505 euro per ettaro, pari a circa 61 centesimi al chilo con una resa di 270 quintali. Con una resa di 200 quintali, a parità di spesa aziendale, il costo supera gli 80 centesimi al chilo. Se il prodotto viene pagato all’origine 50-70 centesimi, la forbice diventa difficilmente sostenibile.

Il problema riguarda anche l’esigenza di recuperare un equilibrio lungo la filiera, dove emergono come anelli deboli i produttori e i consumatori. Mentre il valore riconosciuto al produttore diminuisce, i costi per produrre restano elevati, e in alcuni casi aumentano come per il gasolio agricolo, i fertilizzanti e l’energia. Ma l’ordinario va portato avanti insieme agli investimenti necessari per rendere le aziende più resilienti, dagli impianti antigrandine ai sistemi irrigui efficienti, dagli invasi al rinnovo degli impianti, alle tecnologie per l’agricoltura di precisione.

“Quando la liquidità generata dalla vendita dei raccolti si riduce, la disponibilità di credito e, soprattutto, la possibilità di accedervi in modo semplice e a condizioni sostenibili, diventano determinanti – afferma Falcioni – Le misure messe in atto dagli enti camerali, dalla Regione, dalle Unioni di Comuni e dai Comuni per l’accesso al credito sono molto importanti e siamo consapevoli dello sforzo compiuto in un contesto di bilancio complesso per tutti.  Le misure dei soggetti che destinano risorse a sostegno del tessuto economico locale – specifica Falcioni – devono potersi inserire in una strategia più ampia, rafforzata da politiche e azioni europee”. 

Cia Romagna ricorda che in questi strumenti di accesso al credito l’impresa agricola non può essere valutata esclusivamente sulla base di parametri pensati per altri settori produttivi. “Quando si pensa a strumenti di valorizzazione, occorre considerare le peculiarità del settore agricolo e lo scenario che abbiamo davanti: produzioni esposte agli eventi climatici, redditi variabili, cicli produttivi legati alla stagionalità e investimenti che spesso producono risultati soltanto nel medio-lungo periodo – afferma Falcioni – Nei momenti in cui la liquidità, per motivazioni e congiunture varie, si comprime, l’accesso al credito è linfa per la continuità aziendale, per non rinunciare agli investimenti che servono oggi per costruire l’agricoltura di domani, e il futuro di tutti”.

2 giugno 1946 – 2 giugno 2026

Il 2 giugno celebriamo la nascita della Repubblica Italiana, fondata sui valori della libertà, del lavoro, della solidarietà e della democrazia sanciti dalla nostra Costituzione, scaturita da quella scelta. Quest’anno la Festa della Repubblica assume un significato ancora più profondo: il referendum del 2 giugno 1946 (80 anni fa) fu il primo a suffragio universale e segnò una svolta storica per la democrazia italiana, con milioni di donne chiamate per la prima volta alle urne. L’agricoltura rappresenta da sempre uno dei pilastri di questi valori: custodisce il territorio, alimenta le comunità, valorizza le sue radici e guarda al futuro con responsabilità e innovazione.

Buona Festa della Repubblica

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