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Cambio di un vicepresidente in Cia Romagna Debora Peruzzi prende il testimone da Matteo Pagliarani

Debora Peruzzi, 36 anni, titolare dell’omonima azienda agricola e dell’agriturismo La Sequoia a Sant’Agata Feltria, in alta Valmarecchia, è la nuova vicepresidente di Cia Romagna. Il Consiglio direttivo dell’associazione ha ufficializzato il passaggio di testimone con Matteo Pagliarani, recentemente eletto alla presidenza di Agia Nazionale, l’associazione dei giovani agricoltori di Cia. 

Peruzzi, presidente territoriale di Novafeltria-Alta Val Savio e già componente del comitato esecutivo di Cia Romagna nel precedente mandato, affiancherà il presidente Lorenzo Falcioni e il vicepresidente vicario Andrea Graziani con l’obiettivo di mettere a disposizione dell’associazione l’esperienza maturata e ampliare il proprio sguardo sulle diverse realtà agricole del territorio.

“Ringrazio per la fiducia – sottolinea Debora Peruzzi – e considero un privilegio l’opportunità di confrontarmi con realtà e competenze che mi permettono di conoscere meglio un mondo estremamente vasto. Continuerò a impegnarmi con determinazione per la mia zona, e da oggi lo farò anche guardando alla Romagna, con la volontà di ascoltare, comprendere e portare avanti le istanze del territorio e degli agricoltori, che meritano attenzione e impegno”.

Un pensiero particolare è dedicato al presidente Falcioni. “Lo ringrazio per avere formulato questa proposta con grande delicatezza in un momento in cui il mondo sembra dire che le donne devono arretrare. È una scelta che arriva in una fase non facile, caratterizzata da profondi cambiamenti climatici, geopolitici, economici e sociali, che richiedono responsabilità, capacità di ascolto e attenzione concreta ai territori”.

Peruzzi sottolinea inoltre il valore del lavoro svolto dalla rappresentanza agricola. “Ringrazio Danilo Misirocchi, perché attraverso questo percorso ho scoperto realtà e aspetti di cui spesso si parla poco e che, soprattutto per i più giovani, richiedono tempo e occasioni per essere conosciuti e compresi. È importante valorizzare il lavoro realizzato dalle associazioni di rappresentanza e da tutti coloro che ogni giorno contribuiscono a costruire questo sistema”.

Un’estate difficile tra clima, prezzi all’origine e costi di produzione

Il valore riconosciuto al produttore diminuisce, i costi per produrre no e nemmeno i prezzi al consumo

È stata un’estate difficile per l’agricoltura, stretta tra incertezze geopolitiche e un andamento climatico sempre più impattante. Temperature estreme, caldo prolungato, siccità e stress idrico, grandinate, vento forte e fenomeni improvvisi e violenti, hanno avuto importanti conseguenze su coltivazioni, allevamenti e strutture.  Gli effetti di questa estate continueranno a incidere sul settore, e capiremo meglio quanto e come nei prossimi mesi.

Rese inferiori alle attese, calibri più piccoli, raccolte anticipate e scarsità di alcune produzioni orticole hanno complicato ulteriormente una situazione già segnata da anni di crisi. A livello nazionale il conto dei danni è stimato in circa 2 miliardi di euro.

Cia è impegnata su vari tavoli di confronto istituzionali a tutti i livelli. “Lo abbiamo già detto: non si può più intervenire solo sull’emergenza o limitarsi a misure regionali o nazionali – sottolinea il presidente di Cia Romagna Lorenzo Falcioni – Serve una strategia europea che metta al centro della prossima Pac l’adattamento climatico, con risorse più flessibili, strumenti di gestione del rischio più rapidi e più efficaci e investimenti strutturali in ricerca, varietà resilienti, irrigazione e gestione delle risorse idriche. È una necessità che riguarda tutta l’agricoltura, per questo serve un’azione incisiva a livello europeo”.

A pesare ancora di più sul settore il livello dei prezzi all’origine. Per molte produzioni ortofrutticole le quotazioni riconosciute ai produttori sono spesso tra 50 e 70 centesimi al chilo per la frutta. I listini della Camera di commercio della Romagna, già a luglio, indicavano 50-60 centesimi per alcune nettarine bianche e 60-70 centesimi per alcune pesche gialle. Senza dimenticare la questione del grano, con prezzi all’origine sotto i costi minimi di produzione (20 centesimi al chilo/20 euro al quintale).

La riduzione delle rese rende ancora più pesante il rapporto tra ricavi e costi. Prendiamo la situazione del 2025, per fare un esempio. Per le pesche comuni nell’area di Forlì e Ravenna, Ismea ha stimato nel 2025 un costo medio di 16.505 euro per ettaro, pari a circa 61 centesimi al chilo con una resa di 270 quintali. Con una resa di 200 quintali, a parità di spesa aziendale, il costo supera gli 80 centesimi al chilo. Se il prodotto viene pagato all’origine 50-70 centesimi, la forbice diventa difficilmente sostenibile.

Il problema riguarda anche l’esigenza di recuperare un equilibrio lungo la filiera, dove emergono come anelli deboli i produttori e i consumatori. Mentre il valore riconosciuto al produttore diminuisce, i costi per produrre restano elevati, e in alcuni casi aumentano come per il gasolio agricolo, i fertilizzanti e l’energia. Ma l’ordinario va portato avanti insieme agli investimenti necessari per rendere le aziende più resilienti, dagli impianti antigrandine ai sistemi irrigui efficienti, dagli invasi al rinnovo degli impianti, alle tecnologie per l’agricoltura di precisione.

“Quando la liquidità generata dalla vendita dei raccolti si riduce, la disponibilità di credito e, soprattutto, la possibilità di accedervi in modo semplice e a condizioni sostenibili, diventano determinanti – afferma Falcioni – Le misure messe in atto dagli enti camerali, dalla Regione, dalle Unioni di Comuni e dai Comuni per l’accesso al credito sono molto importanti e siamo consapevoli dello sforzo compiuto in un contesto di bilancio complesso per tutti.  Le misure dei soggetti che destinano risorse a sostegno del tessuto economico locale – specifica Falcioni – devono potersi inserire in una strategia più ampia, rafforzata da politiche e azioni europee”. 

Cia Romagna ricorda che in questi strumenti di accesso al credito l’impresa agricola non può essere valutata esclusivamente sulla base di parametri pensati per altri settori produttivi. “Quando si pensa a strumenti di valorizzazione, occorre considerare le peculiarità del settore agricolo e lo scenario che abbiamo davanti: produzioni esposte agli eventi climatici, redditi variabili, cicli produttivi legati alla stagionalità e investimenti che spesso producono risultati soltanto nel medio-lungo periodo – afferma Falcioni – Nei momenti in cui la liquidità, per motivazioni e congiunture varie, si comprime, l’accesso al credito è linfa per la continuità aziendale, per non rinunciare agli investimenti che servono oggi per costruire l’agricoltura di domani, e il futuro di tutti”.

2 giugno 1946 – 2 giugno 2026

Il 2 giugno celebriamo la nascita della Repubblica Italiana, fondata sui valori della libertà, del lavoro, della solidarietà e della democrazia sanciti dalla nostra Costituzione, scaturita da quella scelta. Quest’anno la Festa della Repubblica assume un significato ancora più profondo: il referendum del 2 giugno 1946 (80 anni fa) fu il primo a suffragio universale e segnò una svolta storica per la democrazia italiana, con milioni di donne chiamate per la prima volta alle urne. L’agricoltura rappresenta da sempre uno dei pilastri di questi valori: custodisce il territorio, alimenta le comunità, valorizza le sue radici e guarda al futuro con responsabilità e innovazione.

Buona Festa della Repubblica

AVVISO CHIUSURA

Lunedì 1° giugno gli uffici di Cia Romagna sono chiusi

Fini confermato alla guida di Cia Nazionale

La delegazione della Romagna alla IX assemblea elettiva svoltasi dal 6 all’8 maggio a Roma

Cristiano Fini è stato confermato all’unanimità presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani. Imprenditore vitivinicolo di Castelfranco Emilia, nel Modenese, 54 anni, è stato rieletto dalla IX Assemblea elettiva “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”, riunita a Roma all’Auditorium Antonianum dal 6 all’8 maggio. Fini è alla guida dell’organizzazione dal 2022, dopo essere stato presidente regionale di Cia Emilia-Romagna dal 2018 e, precedentemente, di Cia Modena.

Come delegati di Cia Romagna all’Assemblea nazionale hanno partecipato Falcioni Lorenzo, Conti Celestina, Dosi Antonio, Francia Stefano, Graziani Andrea, Liverani Pierino, Pagliarani Matteo, Peruzzi Debora.

L’Assemblea ha eletto poi il Consiglio direttivo nazionale del quale fanno parte anche Lorenzo Falcioni (presidente Cia Romagna), Andrea Graziani (vice presidente vicario Cia Romagna e presidente territoriale zona Ravenna) e Matteo Pagliarani (vicepresidente Cia Romagna e neo presidente Agia nazioanale). Fra i membri del Collegio dei Garanti c’è anche Fabrizio Rusticali. 

Alcune delle parole chiave che sintetizzano i temi centrali della IX Assemblea di Cia-Agricoltori Italiani: sicurezza alimentare, reddito agricolo, cura del territorio, aree rurali, diritto a restare, coesione sociale, futuro, innovazione, competitività, geopolitica.

L’agricoltura svolge un ruolo centrale nella vita di tutti e serve maggior consapevolezza di questo da parte di tutti. Cia per l’agricoltura chiede alle istituzioni italiane ed europee strategie.

Cia Romagna fra i collaboratori dell’iniziativa “Inalberiamoci in bici”

L’appuntamento è il 10 maggio con ritrovo alle 8.45 a Bagnacavallo, in piazza della Libertà, per la registrazione dei partecipanti, con partenza alle 9.

Si snoderà poi un percorso di circa otto chilometri tra città e campagna, con soste dedicate ad alcuni degli alberi più significativi del territorio. Anche l’edizione 2026 di “Inalberiamoci in bici” vede fra i soggetti collaboratori Cia Romagna. 

L’iniziativa, della durata di circa due ore e trenta, è rivolta a bambini, adulti e famiglie. La partecipazione è gratuita, con un omaggio per i presenti. La prenotazione è obbligatoria online attraverso il sito Bagnacavallo Cultura. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

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